due racconti brevi, come gli altri. e come gli altri inediti.

due racconti brevi, come gli altri. e come gli altri inediti.

angelo calvisi No Comment
Spazio Libero

QUESTO VERBO GLI FU DATO DA DIO

Si chiamava Marco, ma tutti lo chiamavano Boto­lo, per­ché aveva la faccia incattivita come il suo bo­tolo rin­ghioso e faceva dispetti a tut­ti. Così. C’era un vol­ta questo Marco, ma tutti lo chiamavano Trippa, per­ché era molto gras­so e alle feste di co­munione man­giava sempre più de­gli altri. Allora, dicevo, c’era una volta una fe­sta di compleanno per le diciotto cande­line ed era­no invitati tutti i ra­gazzi del quar­tiere. C’e­ra an­che Marco, quello so­prannominato Cinghia, che infatti lui stringeva sem­pre amicizia con tut­ti e infatti stringeva la cin­ghia, era ma­grissimo, non man­giava mai, nean­che alle cola­zioni di la­voro. Era disoc­cupato, non parla­va con nessuno, ed era sopranno­minato Zitto. Allo­ra c’era Mar­co, il taciturno, quello che, se parlava, parlava sem­pre a sproposito ed era detto Voce, ma era sem­pre mol­to sorri­dente anche quando stava da solo ed era chia­mato da tutti Iena, per via del bel canto che espri­meva la notte, mentre dor­miva. Aveva un gatto, anzi no, un cane, anzi no. Aveva una mamma, anzi no. Due mamme. Tre. Anzi. Ave­va un gatto. Anzi un padre. No. E tua madre co­s’è? Un cane, un gatto. Aveva Marco. Ed era detto Niente. C’era una volta una festa di laurea, Marco, detto Assenza, era presente giustificato, ma era come se non si fosse mai presentato. Parlava di film e di letteratura e tutti non lo stavano ad ascol­tare ed era sereno così. C’e­ra una volta Marco a una festa di matrimonio, non era il suo matrimo­nio. La sposa era una sua ex fidanzata che non lo aveva mai visto. Era detto Sfiga. C’era una volta. Marco. C’era una volta. Una festa di battesimo. C’era Marco, aveva tanti capelli, ma era detto Cal­vo.

DONNA VESTITA DI SOLE

Tutta nella penisola la devozione, c’è grosso cli­ma di fer­mento diffuso, c’è tutta questa devozio­ne. Cli­ma molto diffuso per tutta la peni­sola e quin­di ve la imma­ginate, voi, a Civitavec­chia? Stra­de pie­ne, alber­ghi pie­ni, ospedali pie­ni. Spa­zio per nien­te, no: no per bambi­ni, per vali­gie, no per animali al se­guito: iguana, cico­gna, boto­lo. Ma ecco: alle mie spalle ve­dete inquadra­ta la vil­letta, si può in­travedere la nic­chia dove era si­stemata la madon­nina quando ha co­minciato a lacri­mare, ecco, là dove c’è il den­so as­sembramento di per­sone, ve­dete laggiù? Intanto in­vito la regia partire le im­magini. Quella è la nic­chia. Il pellegrinaggio dei fe­deli è ini­ziato stama­ne all’al­ba ed ecco: la gente sfila di fron­te alla nicchia priva di madon­na, si se­gna, si tocca, si gratta. Ecco la nicchia dove la ma­donnina frigna­va, ma­donna di Medjougo­rie, la sta­tuina di ges­so. La sta­tua miracolosa. Alta, pen­sate, appena 42 centi­metri.

(ascoltata dal vivo)

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