Fantastica 4

Fantastica 4

Stefania Robassa No Comment
Spazio Libero

Un luogo comune vecchio quanto la piramide di Tutankhamon e la prima apparizione in tv di Pippo Baudo, ci insegna che, un uomo è davvero uomo se è stato messo a dura prova dal militare. Certo, forse lo è, vuoi mettere il militare nel Friuli, mulinando nel vortice della bora triestina, o un soldato in Vietnam, rammendandosi una gamba squarciata con ago arrugginito e filo di paglia, senza anestesia, o ancora lanciatore di bombe su caccia russi.
Sì, ma evidentemente qualcuno non è mai salito a bordo di una 4 ,da luglio in poi, l’autobus che collega il centro di Brindisi con tutti i lidi balneari spalmati su 10 km di costa, circa un’ora di tratta (salvo complicazioni).
Questo tipo di esperienza, chiamata “passeggiata” o “giro turistico” credo sia stata riconosciuta dal Coni come sport estremo honoris causa.
Un passeggero che sceglie la 4 per raggiungere la sua spiaggia del cuore , sa e accetta , con rammarico,che quello potrebbe essere l’ultimo dei suoi giorni. Conscio di esperienze pregresse, il viaggiatore si arma di forza e coraggio e affronta l’avventura con tutta la dignità e la disciplina di un samurai, di un lottatore di suma, perché di lotta si tratta, all’ultimo sangue.
L’autobus parte da capolinea già pieno come un uovo di tacchino australiano, credo che qualcuno pernotti lì dentro la notte precedente, nel deposito della zona industriale, per accaparrarsi il posto migliore, lato finestrino il più ambito.
Saliti a bordo il primo traguardo è l’obliterazione del biglietto, sovente “la macchinetta” volgarmente detta, si trova nella parte opposta, qui scatta immediatamente la catena umana, un gioco a staffetta, passi il biglietto al primo che ti capita davanti, questo lo passa ad un altro, un altro ancora, finché il ticket non passa tra le mani di tre anziani, otto teenagers, un venditore senegalese e uno indiano, poi ,gentilmente ,ti ritorna indietro, sudato, stropicciato,ma ritorna, timbrato.
Lo spazio per il movimento si riduce al minimo, l’aria condizionata è guasta o claudicante, un esiguo getto di arietta tiepidina quanto un alito a 7 metri di distanza.
Rischi, disagi, abusi e soprusi:
1) un passeggino chicco (aperto) al centro, tra le tue gambe, non potendo contare sull’appoggio mediante un asta, tubo, passamano, ramo rampicante nato per sbaglio in un microambiente ideale, tutti occupati da mani madide e multietniche, tipo pubblicità Benetton, devi soffrire in bilico, in equilibrio, acutizzando in maniera esponenziale una labirintite senza tregua.
2) un trittico di ascelle sotto il naso con effluvio inebriante, armonizzato da dolci note di freschezza, una spruzzata di Malizia profumo d’intesa, al sandalo, ai fiori di loto di Cutrofiano o tulipani olandesi, di serra, avariati.
3) una signora di Torino in vacanza che ha voglia di chiacchierare con te, ma che ha fatto colazione con la bagna cauda surgelata e la tua abbronzatura si sbiadisce di quei due tre toni, ma in maniera uniforme, per fortuna.
4) acquisti pazzi per edulcorare l’attesa, (se compri roba direttamente sull’ autobus i venditori ambulanti fanno prezzi stracciati, per solidarietà), così porti a casa occhiali con le lenti a specchio verde metallizzato, torcia da campeggio, una racchetta elettrica uccidimosche ed il classico ed intramontabile braccialetto omaggio portafortuna di cotone che si slaccia e si avvera il desiderio dopo un ventennio, tutto per 10 euro.
5) la nigeriana annoiata che deve a tutti i costi passare la tratta praticandoti la wraphair art, le ciocche di capelli avvolte dal cotone colorato, o le trecce, quelle che non si sciolgono mai e devi passarti la lametta poi, per intenderci. E se non accetti s’incazza di brutto, i nigeriani sono fatti così, la folla li inquieta.
6) giovanotti baldanzosi con i loro schiamazzi, fragori,spintoni, i loro zaini eastpak appesi sulle tue spalle, musica “delle loro cuffie” a 1480 Mhz che diventa anche “tua musica” spaziando dall’ ultimo disco di Anna Tatangelo a Clementino, copiandolo pedissequamente rappando, ovviamente, col movimento tipico ondulatorio delle mani, colpendoti a ritmo il cranio o l’osso sacro. Ignorandoti.
7) Grida e bestemmie contro l’autista che non ha calcolato bene bene i tempi, così, aprendo e chiudendo le porte ha lasciato fuori , a sbandierare, un arto, la punta di un ombrellone o il pareo fiorato di un viaggiatore sbadato.
8) il passeggero “devo sta’comodo”, è da solo ma impegna tre posti, uno per sé, uno per la borsa frigo e uno per appoggiare le gambe, giustamente, lanciando sguardi a razzi fotonici in grado di cremarti, se, per sbaglio, gli fai notare il supremo atto di egoismo.
9) l’altruista pregno di pace amore e serenità che ti cede il suo posto esordendo con la frase caustica “prego Signora, vuole sedersi?” sottolineando irrazionalmente la tua non più giovane età.
10) il viaggiatore confuso, smarrito, forestiero, che ti somministra un questionario di 47 domande, a risposta aperta, tipo “ma questa linea fin dove arriva?” e ti andrebbe di dire, “fino a Ibiza, tra un po’ ci passano il cestino con panino, acqua, mela ed un’ entrata omaggio per il Pacha.

Infine , spesso e che Dio lo benedica, c’è il passeggero scettico, quello che non sale a bordo prima di chiedere all’autista, con controlli incrociati, nonostante la scritta “4 zona Apani Punta Penne” a carattere cubitale, “scusi, questa è la 4?”. Questo è il momento tanto atteso, tutti rispondono all’unisono con l’autista “sììììì è la quattro!”
“Ma va al mare per caso?”…E qualcuno con la spiaggina chiusa sottobraccio e il figlio coi braccioli di Spidermen, già gonfi e indossati, risponde “Nooo, siamo un gruppo di alpinisti, andiamo sulla Val di Susa e poi un picnic tutti insieme,che fai ti unisci?”

Che ve lo dico a fare, “Dal mio punto di svista”

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