“ Inizio della storia” di Leonardo Cassone visto che quella scritta da lui poteva essere la fine.

“ Inizio della storia” di Leonardo Cassone visto che quella scritta da lui poteva essere la fine.

Maria Grazia Adamo 2 comments
Spazio Libero

La sua vita era stata il frutto di scelte sbagliate. Di scelte non fatte quando andavano fatte e di conseguenti rimpianti. Erano passati dieci anni dall’ultima volta che l’aveva vista. Stupore, imbarazzo, un battito accelerato del cuore e poi, nel giro di pochi secondi, il passato era sfilato davanti ai suoi occhi come la pellicola di un film. Il ristorante era gremito di persone. Il vocio degli avventori che conversavano amabilmente, unito al tintinnio di forchette e piatti che si scontravano delicatamente, si fecero complici del loro riserbo: anonimi fra tanti. Soli con i propri pensieri seppure in mezzo a tanta gente.
Lui fu il primo a rompere il silenzio:
“Vera!”.
“Amedeo! Che piacere vederti”.
“Ma cosa fai lì in piedi? Dai siediti. Hai pranzato? Gradisci un caffè?”
“Grazie, prenderò giusto un caffè perché ho ancora molte cose da fare e… come sempre, sono in ritardo”.
Amedeo sorrise mestamente. Non aveva dimenticato nulla di Vera. La vitalità, la passionalità, l’allegria che mitigava la naturale propensione all’ira. Lei era una donna fuori dal comune. Sempre interessata, sempre attenta a ciò che avveniva nel mondo. Vera amava così tanto la vita da non volere rinunciare a nulla, per questo, inevitabilmente, viveva rincorrendo il tempo. E lui, timido professore di letteratura, si era innamorato non appena l’aveva vista. Erano passati dieci anni: quanto è difficile e doloroso seppellire il passato! Mille sforzi e poi, basta un fortuito incontro per resuscitare ogni più piccolo ricordo e vanificare ogni sacrificio.
Anche Vera come Amedeo era rimasta intrappolata nella fitta ragnatela dei ricordi. Mentre lo osservava pensava che nulla era rimasto in lui del timido professore che l’aveva attratta a sé con quell’atteggiamento impacciato, poco sicuro. Ormai era un uomo fatto. Le frezze bianche che partivano dai lati delle tempie gli conferivano un aspetto serio; tuttavia, ricordava benissimo il rossore che venava le sue gote glabre quando la incontrava nei corridoi dell’università; come ricordava anche i goffi tentativi di lanciarle messaggi o segnali, senza mai avere avuto il coraggio di dichiararsi apertamente. Scorgere nel fondo dei suoi occhi il desiderio più sfrenato aveva acceso anche la sua di passione. Ma insieme alla passione era stata sopraffatta dai sensi di colpa. Amore, tradimento e morte: una trilogia fin troppo nota. Un film già visto: lei era una donna sposata, lui un giovane che avrebbe fatto carriera nell’ambiente universitario perché tuti volevano che fosse così, compreso il padre che professore lo era da molti anni. Che futuro potevano mai offrirsi? La loro era nata come una spontanea attrazione fisica, ma poi il sentimento aveva preso il sopravvento e non erano stati più in grado di gestire la situazione. “Loro”… Forse più che loro era giusto dire “lei”, perché era stata lei a scegliere di lasciarlo. Improvvisamente, fu assalita dal ricordo degli inganni, delle menzogne, del dramma che aveva accompagnato la parte finale della loro storia e fu sopraffatta da un sentimento di rabbia nei confronti del destino per quell’inaspettato incontro.
Fu nuovamente lui a interrompere il silenzio e bastò una sola parola per riportarla all’oggi, al presente.
“Sei cambiata moltissimo… ma in meglio. Non ti avevo mai vista così in forma. Si direbbe che il non vedermi ti abbia giovato”.
“La cosmesi oggi è in grado di fare miracoli: un po’ di trucco, il giusto colore di capelli e il gioco è fatto!”.
“Sei felice”.
“Felice? – ripeté ironicamente – Non credo alla felicità come condizione assoluta; esistono momenti di felicità. Tutto qui. Ormai, ho rinunciato a trincerarmi dietro grandi definizioni: il senso della vita, la felicità, i massimi sistemi… Vivo giorno per giorno, senza troppi se e troppi perché. Forse è questa la chiave di questa rinnovata bellezza”.
“Non ti credo. Questa Vera cinica e distaccata non è la donna di cui mi sono innamorato dieci anni fa”.
“Sei proprio sicuro di esserti innamorato di una donna in carne ed ossa oppure, eri innamorato soltanto di un’idea? Un’idea fatta donna?”.
“Mi sono innamorato di vera e basta! E adesso non cambiare le carte in tavola, sembra che sia stata per colpa mia che ci siamo lasciati”.
“Non ci sono né colpe né colpevoli. Solo le cose della vita”.
“Una vita che non hai saputo affrontare”.
“Non sono stata l’unica a non avere avuto la forza di andare fino in fondo. Io avevo più difficoltà delle tue: sai cosa significa amare un uomo quando sei sposata ed hai un figlio e non sei economicamente indipendente?”
“Se era un problema di certezze, sapevi bene che te ne avrei date. Già allora guadagnavo abbastanza per offrire sia a te che a tuo figlio una vita agiata.
“Quanto sei poco arguto. Riduci tutto a una squallida questione di soldi. Non è per questo che mi sono tirata indietro. Oggi sono una donna che vive grazie al suo lavoro, allora non era così. E’ stata dura ma ce l’ho fatta e ti giuro che mai più consegnerò ad occhi chiusi il mio destino nelle mani di un altro uomo.”
“Mi stai dipingendo come quello che non sono. Vuoi far pagare a me la colpa di intere generazioni di uomini. Ero pronto ad essere diverso: diverso da tuo padre, diverso da tuo marito… Non me ne hai lasciato l’opportunità e sai perché? Perché non mi amavi abbastanza”.
“Non lo escludo. Anche rispetto all’amore non riesco più a fare grandi generalizzazioni: ciò che vale qui e oggi per qualcuno non vale lì e domai per qualcun altro. Cos’è l’amore? Uno stato d’animo, una definizione. Poi il tempo passa e corrode ogni cosa…”.
“Per noi poteva non essere così. Il destino ci aveva dato un’altra opportunità, non abbiamo saputa coglierla”.
“Ma non capisci che non c’era altra soluzione? Non potevo iniziare dalla fine. Dovevo ricostruirmi un’esistenza, un’identità, per vivere una nuova vita. Altrimenti, il passato mi avrebbe perseguitata e avrebbe ucciso ciò che di bello poteva esserci tra di noi. Immagina per un momento soltanto quello che sarebbe accaduto a tutti noi. Pensa a te: avresti fatto la carriera che hai fatto se ti fossi legata ad una donna con un figlio che aveva lasciato il marito? Tuo padre te lo avrebbe permesso? Ti avrebbe aiutato come ha fatto in questi anni? Non credo. Anche perché tu non sei mai stato in grado di fare scelte veramente tue. Ogni tua azione è stata il frutto di decisioni prese altrove. Pensa a mio figlio: credi che mio marito me lo avrebbe lasciato? No. Anzi, avrebbe fatto del tutto per fargli odiare la madre e ci sarebbe riuscito perché a dodici anni non si è in grado di capire che a volte l’amore finisce. Mi avrebbe condannata, come tutti del resto. Infine pensa a noi: all’inizio la nostra sarebbe stata una storia tutta miele e baci, ma ben presto tutte queste difficoltà concrete, reali, che ben poco hanno a che fare con i sentimenti, avrebbero preso il sopravvento sull’amore, sulla passione e saremmo rimasti a rinfacciarci le rinunce, i sacrifici fatti. No Amedeo. Per noi non c’era speranza.
Amedeo la guardò con gli occhi del rimpianto. Ma senza provare pietà per se stesso, solo disprezzo perché Vera aveva detto la verità.
Con un filo di voce espresse quel pensiero, l’unico che la sua mente riusciva a formulare e che lo legava ancora alla vita: “Allora, non c’era speranza. E adesso?”
“Adesso è troppo tardi. Ho una mia vita un’altra relazione. Non c’è più tempo”
Il cameriere con fare ossequioso si interpone fra i due spezzando il gelo che si è creato.
“Desiderate altro?”
“No. Stiamo uscendo”. E si alzarono, presero le loro cose ed uscirono. Era uno splendido pomeriggio di primavera. Così, senza darsi una meta precisa, cominciarono a girovagare per le vie del centro parlando del più e del meno: dall’attuale situazione politica, agli ultimi libri letti e, senza rendersene conto, si ritrovarono sotto la vecchia pensione che era stata la testimone discreta dei loro convegni amorosi. Tutto era come allora… anche se tutto era cambiato. Presero la stessa stanza e si lasciarono andare ai vecchi riti che precedevano i loro incontri segreti: una buona bottiglia di vino, luci soffuse. E si ritrovarono a fare l’amore come avveniva un tempo, conoscendo a menadito le mappe del piacere reciproco, scritto negli ambiti più intimi dei loro corpi e conservato gelosamente nella loro memoria. Il sole stava calando sui tetti, quando decisero di andarsene. La via brulicava di gente. Gente che andava, gente che veniva e loro anonimi tra la folla.
“E’ stato bellissimo incontrarti” – disse Vera – “Anche per me” rispose Amedeo.
Con un macigno nel cuore Amedeo se ne tornò a casa. Qui, finalmente, si spogliò degli abiti da lavoro: il pantalone di lino, la cravatta, quindi la camicia….. Continua

2 Comments

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Leonardo Cassone

giugno 30, 2015 at 11:13 pm

Grazie mille, “collega”! Potrebbe essere un’idea…

Foto del profilo di Maria Grazia Adamo

Maria Grazia Adamo

luglio 1, 2015 at 11:09 am

A causa di altri impegni, per qualche giorno, non ho avuto il tempo di leggere i post nello spazio libero, così quando ho letto il tuo: “II parte della storia…”, ho pensato che volessi lanciare un invito ai “colleghi” per giocare una scrittura a più mani. Poichè sono una “giocatrice incallita”, come già sai, mi sono subito lanciata nel gioco. Soltanto dopo mi sono resa conto che il tuo era un “soltiario” e non un “Ping-pong” perchè la prima parte del racconto l’avevi già scritta. Ma era troppo tardi… ormai avevo già inviato il tutto. Poco male! A volte gli errori di comprensione generano cose interessanti!. Saluti e in bocca al lupo!

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