QUANDO L’ALIENO INVADE IL FAMILIARE (4)

QUANDO L’ALIENO INVADE IL FAMILIARE (4)

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Cinema

Lo spaesamento nella città e tra i “vicini” ne “L’invasione degli ultracorpi”

Il film si apre con le urla del dottor Bennell (Kevin McCarthy) che continua a dire di non essere pazzo.
Datemi retta prima che sia troppo tardi! 
dice.
Ricoverato in ospedale in apparente stato confusionale e in preda ad isterismi convulsivi, uno psichiatra si avvicina per interrogarlo.
“Senta, dottore, almeno lei deve credermi…sono un medico anch’io!”
gli dice Bennell, come se l’eroe-vittima cercasse familiarità nel contesto in cui si ritrova “imprigionato”.
Così inizia a raccontare la sua assurda storia.

Siamo davanti allo schermo e abbiamo già colto nei primi due minuti un profondo malessere di ansia ed angoscia, soprattutto ci risuonano già come campanelli d’allarme le frasi in cui il personaggio principale mette in allerta chi, in quel momento, non crede alla sua sventura. Ma la storia non riguarderà solo il protagonista, il pericolo si estende in tutto il paese, in tutta la nazione, in tutto il mondo.

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