Un inizio di una storia che potrebbe essere la fine – Parte I (INEDITO)

Un inizio di una storia che potrebbe essere la fine – Parte I (INEDITO)

Leonardo Cassone No Comment
Spazio Libero

Prese quella decisione un pomeriggio di fine primavera del 1962, mentre rientrava a casa in un piccolo borgo della bassa pianura bolognese. Abitava in periferia, in un vecchio edificio tutto bianco con le imposte di legno di un grigio ormai stinto. Dalle sue finestre poteva scorgere le infinite distese di campi di granturco ancora da raccogliere. Indossava un bel vestito. Sulla cinquantina, di media statura, aveva qualche chilo di troppo e i capelli radi e grigi. Erano quasi le due. Il caldo insopportabile si fece già sentire, eppure giugno era appena cominciato; per evitare che l’afa penetrasse nella casa, una vecchia abitazione di fine ‘800, l’uomo aveva l’abitudine di chiudere gli scuri delle finestre oltre a quelli della porta d’ingresso, tutti esposti al sole battente. All’interno, si stava notevolmente meglio. Si guardò intorno: sembrava tutto in ordine. Avvertiva ancora un leggero odore di detersivo per pavimenti. Lui, quell’odore, lo aveva sempre associato a un’antica e nostalgica sensazione. Gli tornarono alla memoria la sua infanzia e soprattutto sua madre. Viveva da solo. Per questo, sua sorella, che possedeva una copia delle chiavi di casa, ogni due giorni si preoccupava di rassettargliela, anche in sua assenza, per non recargli disturbo. E ogni volta erano grandi pulizie di primavera: spolverava, ramazzava, lavava i pavimenti, puliva la cucina, il bagno, faceva il bucato, lo stendeva, stirava se c’era della roba da stirare, lavava i vetri di tutte le finestre, batteva i tappeti e s’incaponiva in ogni altro tipo di faccende domestiche, anche quelle più inutili. Infine, quando c’era la necessità, andava anche a fare la spesa. Adorabile e devota sorella! Mai che si fosse lamentata per il destino che le era toccato. Eppure, in tutti quegli anni, lui non l’aveva mai ricambiata, nemmeno con un piccolo gesto di affetto. E per questa sua mancanza, l’uomo aveva provato spesso un profondo rimorso e tanta amarezza. L’ennesimo senso di colpa accumulato lungo la sua esistenza; si trovavano tutti lì adesso, dentro di sé, come un sacco purulento che ormai rischiava di esplodere e di infettare ogni organo del corpo. Nel frattempo Pedro, il suo gatto bianco, gli andò incontro come faceva sempre quando rientrava a casa. Miagolò sommessamente: aveva fame. Come un’ombra lo seguì mentre poggiava il mazzo di chiavi sul tavolo e la valigetta da lavoro per terra e lanciava la copia del Resto del Carlino sul divano (gli avrebbe dato un’occhiata più tardi). Si sfilò la giacca e la sistemò sullo schienale di una sedia, e infine si tolse le scarpe per assaporare un po’ di refrigerio con i piedi a contatto col pavimento. Per sfuggire a quell’inseguimento casalingo, fu costretto a prendere il sacchetto di cibo secco dal ripostiglio. Lanciò uno sguardo fugace sugli scaffali e sorrise. La mania di sua sorella per l’ordine non aveva risparmiato nemmeno quell’ambiente: nessuna cosa risultava fuori posto, tutto era sistemato secondo una logica tutta femminile. Chissà se lei inconsciamente temesse un’altra guerra o l’avvento di una carestia. L’uomo si spostò in cucina, riempì la ciotola di cibo e lasciò che il suo inseparabile amico ci si tuffasse sopra. Tornando in sala, ebbe voglia di ascoltare un po’ di musica. Inserì nel mangiadischi il quarantacinque giri della sua canzone preferita. Qualche istante dopo la potente e malinconica voce di Modugno si propagò nella stanza. “Lo sai che non è vero, non è vero ch’è finito il nostro amore. Addio, addio.”. E pensò a sé. Soffriva ancora per aver dovuto scegliere la solitudine e rinunciare all’amore, alla quotidianità delle piccole cose, accanto ad una persona cara. Adesso era troppo tardi, la decisione era stata presa. Si era nel frattempo accomodato sul divano a sfogliare il giornale. Un articolo in prima pagina aveva catturato la sua attenzione. “Anche una famiglia bolognese tra le vittime del 1391”. Il titolo si riferiva al disastro ferroviario avvenuto la notte del 31 maggio, quando un treno merci proveniente da Milano, entrò a grandissima velocità nella stazione di Voghera e investì un treno viaggiatori, il 1391 appunto, provocando la morte di sessanta persone e numerosi feriti. Le vittime, che si trovavano tutte nell’ultima carrozza, erano in gran parte villeggianti diretti nella riviera ligure. E tra queste, una famiglia di tre persone, padre madre e figlio sedicenne, di Bologna. Nel leggere i nomi di Mario Orsini, di sua moglie Wanda e del loro figlioletto Andrea, l’uomo strinse gli occhi con forza per ricacciare le lacrime. Aveva conosciuto personalmente, nel suo recente passato, quella famiglia: gente perbene e buona d’animo. Non avrebbero meritato quella fine, eppure Dio aveva deciso per loro in quel modo. Piegò il giornale con un po’ di rabbia, e asciugò gli occhi con il polsino della camicia. Sul tavolo di fronte, c’era ancora il telegramma. Si alzò e vi si diresse. Girò e rigirò tra le mani quel foglio grigio; sfiorò con le dita il piccolo francobollo rettangolare. Non cedette alla tentazione di riaprirlo, questa volta. L’aveva già fatto decine di volte nei giorni passati, tanto da ricordarne a memoria il contenuto. E ognuna delle parole era stata come una spada che lo aveva trafitto, gli aveva lacerato i tessuti ed era penetrata in profondità. Una profondità che non aveva fine, un fondo nero come la sua disperazione. L’uomo allora posò il telegramma sul tavolo, raccolse le scarpe, le sistemò nella scarpiera da cui prelevò le ciabatte di plastica. Si sfilò i calzini e li lanciò nel cesto della biancheria; afferrò la giacca e si recò in camera da letto, al piano superiore.

You must be logged in to post a comment

Login

IL NOSTRO BLOG

IL VINCITORE

L'OPERA VINCITRICE del contratto di pubblicazione e distribuizione nazionale con la casa editrice CARATTERIMOBILI è:

sljpg

IL BOOKTRAILER PIÙ BELLO

Il premio " IL BOOKTRAILER PIÙ BELLO" va a FINESTRE INCENDIATE di Anna Rita Martire

Finestre incendiate

MENZIONE EDITOR

La MENZIONE EDITOR a cura di Alessandra Minervini, docente e consulente della Scuola Holden, va all'opera LO SPUMONE. MORTE SOSPETTA IN PIAZZA CIAIA di Leonardo Cassone

Lo Spumone

Commenti recenti

Privacy Policy
Vai alla barra degli strumenti