Wafer (Quarta parte, come sempre N.R.N.C) Inedito

Wafer (Quarta parte, come sempre N.R.N.C) Inedito

Marcello Marino 2 comments
Spazio Libero

Stringo la mia testa tra le braccia che sono diventate un casco di carne e ossa.
Non voglio guardare, non sono mia moglie e mia figlia quelle che ho davanti. Sì, hanno i loro corpi ma non sono loro, se fossero loro avrebbero gli 8.0 aperti sui palmi delle loro mani e non mi starebbero rivolgendo la parola.
: “Come fa ad esserne così certo?” Chi mi parla è la voce che mi ha accolto all’entrata, ora è tornata ad avere quel tono maschile ma pur sempre rassicurante, anche l’odore dei fiori è cambiato.
Ora è un odore estivo, è l’odore della zagara.
La stessa zagare che ogni estate riempiva l’aranceto dei nonni.
Sono inebriato dalla sua fragranza, mi rilasso e l’immagine di mia moglie e mia figlia ormai si affievolisce, quasi le dimentico, per fare posto a quei filari verdi tra i quali correvo da bambino.
: “Mi dica di suo nonno, e non si chieda il perché io sappia che sta pensando proprio a lui ma mi parli di lui.”
La sua voce è così tranquilla che non mi permette di stupirmi per il suo leggermi il pensiero, rilasso le braccia e tiro su il volto aprendo lentamente le palpebre.
La stanza non è più in assenza di luce, una delle due asettiche pareti è uno di quegli schermi interattivi che permettono di trasformare in immagine e suoni ciò che immaginiamo o ricordiamo e ora sta trasmettendo le immagini della cascina dei nonni.
Mi alzo in piedi e stacco la mia schiena da quel freddo angolo, mi avvicino timoroso alle immagini e l’odore di zagara aumenta ad ogni mio passo.
Quando sono ad un palmo dal videomuro, chiudo gli occhi e prendo un bel respiro dalle narici per riempire e annegare i miei recettori olfattivi, sento il calore del sole estivo che mi accarezza la pelle e la leggera brezza che dal mare rimbalza sulle colline che sovrastano la casa.
: “Walter!” è la voce del mio amato nonno, ma non sembra che sia emessa da un diffusore elettronico, ne sento il calore, ne sento la breve di stanza da me e ho paura ad aprire gli occhi che tengo chiusi mentre rispondo: “Nonno, sono qui!”, la mia voce non è la mia, anzi è la mia ma di quand’ero bambino.
Ho una sensazione strana alle piante dei piedi, è come se fossero nude sopra la terra e filamenti di erba selvatica.
: “Allora, dove ti sei cacciato birbantello?” è proprio la sua voce ed è a circa dieci metri da me.
Lente e tremanti lascio schiudere le palpebre tenendo la testa bassa e intravedo dei piedi nudi di un bambino che calpestano l’erba, sporgo le mie braccia in avanti e vedo mani abbronzate con le unghie sporche di terra ma sempre da bambino. Non capisco bene cosa succeda, faccio un giro su me stesso e tutto intorno vedo filari di aranci, la stanza in penombra è scomparsa e l’unica ombra è quella delle chiome verdi sopra la mia testa, tra le quali si fanno strada i raggi del sole di mezzogiorno. Sento, incredulo, il corpo di un bimbo di otto anni sotto le mie dita e con pollice e indice di entrambe le mani afferro la maglietta che indosso e la sfilo ma proprio mentre ho le braccia tese in alto con la maglia che le imprigiona bloccandosi proprio all’altezza del volto, ecco che mi sento afferrare dai fianchi: “Allora era qua che ti nascondevi?”, è sempre la sua voce e sono felice di sentirla dopo tanti anni, tanto da sentire un brivido lungo la schiena che finisce per uscirmi dagli occhi con due lacrime felici.
: “Dai Nonno, mettimi giù!” è proprio la mia voce da bambino.
: “Vedrai cosa succederà non appena tua nonna vedrà come ti sei ridotto.” Lo dice ridendo, mi poggia per terra e mi risistema la t-shirt sui fianchi, mi dà una spazzolata alle ginocchia con le sue mani callose, si lecca la punta delle dita e mi strofina le guance energicamente mentre sento surriscaldarsi le gote sotto quel possente e umido moto rotatorio.
Mi da una sistemata ai capelli e con una pacca sul sedere mi indirizza verso casa.
: “La nonna ci ha preparato la pasta col pomodoro che hai piantato e fatto crescere tu, quindi appena arriveremo in casa, corri subito a darle un bacio e a lavarti bene le mani prima di sederti.”
Corro via più veloce del vento, facendo mille gincane tra i tronchi per poi arrampicarmi su, su per i gradini che portano all’ingresso in cucina che dà sul pergolato sotto al quale la tavola è già apparecchiata.
Mi fermo alle spalle di Nonna, le tiro leggermente la gonna e lei si allontana dai fornelli.
Tutto all’improvviso diventa buio.
Tocco la mia testa e i capelli non ci sono più, proprio come quando sono entrato in questa stanza infernale e sul mio naso è tornata la pensante montatura.
: “Abbiamo visto che lei ha vissuto con i suoi nonni in campagna, dai nostri database risulta che è ancor più grande la diffidenza alla robotizzazione tra chi come lei ha vissuto in una realtà rurale alquanto antiquata.”, Sta volta la voce è come sdoppiata, ne sento il tono maschile e femminile sovrapposti l’un l’altra.
: “Amico mio, lei sarà un caso difficile ma se comincerà a fidarsi di noi, saremo già a metà dell’opera, ora tocca vedere cosa è successo tra noi lei.”
Ma che ne sapete voi?
Cosa potete saperne voi che non siete altro che un insieme di fili, di file, di wafer e switch con memorie trapiantate di chissà chi e meccaniche psichiche di chissà cosa.
Che capacità analitica potete avere, come potete percepire il mio disagio, il mio rifiuto?
Come potete entrare in empatia con me?
L’empatia, mica è un algoritmo!
: “Possiamo fare di meglio, possiamo leggerle il pensiero e scoprire di lei cose che neanche lei sa. Ora si rilassi, veda che il nervosismo non disturba il nostro lavoro ma siamo certi che a lei farà male se non comincerà ad abituarsi che lei per noi è un libro aperto, dobbiamo solo sfogliarla.”
L’odore di zagara riempie di nuovo le mie narici e tengo ancora una volta gli occhi chiusi.

2 Comments

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Marcello Marino

luglio 7, 2015 at 7:29 pm

Ho appena riletto e trovato alcuni errori o ripetizioni, a voi libera correzione ma credo si capisca cosa volessi scrivere.

Foto del profilo di William Francesco Murano

William Francesco Murano

luglio 7, 2015 at 8:52 pm

Wow… sei velocissimo a scrivere. Mi piace molto, ho ben presente l’odore degli aranceti. Viene anche a me una lacrima al sol pensiero.

🙂 🙂 🙂

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